CONFESSIONE DI UNA PASSIONE

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Ci sono momenti in cui ti trovi a combattere da solo con te stesso, con le tue mancanze e debolezze, con i tuoi comportamenti fuori luogo o con le cose che potevi fare e non hai mai fatto. Quando mi succede tendo sempre a mettermi in croce senza darmi una via di “fuga”, elevando scudi anche contro chi me la vuole offrire.

Mio Babbo diceva spesso che se ti scavi la fossa con le tue mani poi devi anche uscirne da solo. Peccato che questa politica valeva sempre un po’ per tutto.

In tutti questi anni l’unico modo possibile per me di affrontarmi e analizzare con calma, lucidità e amore benevolo tutti i miei sbagli, è stato andare in bici. Quando pedalo non ho distrazioni, mi concentro sul respiro che è sempre un po’ pesante all’inizio, come il fardello carico di agitazioni, ansie, dubbi e oneri che ho sulle spalle ma via via più leggero, come se durante il percorso scaricassi a terra tutta la negatività. Poco a poco i pensieri si ordinano anche se leggermente appannati dalla fatica, li vedo e sembrano davvero delle sciocchezze in confronto alla salita che sto appena facendo boccheggiando sui pedali.

La bici non perdona e sembra volere rimproverare la mia assenza nei suoi confronti attraverso il dolore netto che adesso sento pulsare nelle gambe.

Accetto il suo rimprovero con gratitudine, prendo tutta l’aria che posso nei polmoni, e continuo a pedalare, a testa bassa come a scusarmi di qualcosa che forse lei mi ha già perdonato da tanto tempo.

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